La DOC Pinerolese comprende i vigneti del Pinerolese, nel Piemonte occidentale, in un paesaggio di transizione ai piedi delle Alpi Cozie. Il territorio unisce l’impronta alpina alle correnti più temperate della pianura padana. Le vigne occupano colline, conoidi alluvionali e pendii talvolta terrazzati, su suoli variabili di ghiaia, sabbia, argilla, depositi morenici e, localmente, componenti calcaree. Le escursioni termiche fra giorno e notte, la ventilazione e la differente capacità dei terreni di trattenere l’acqua concorrono a definire vini freschi, nitidi nei profumi e ben strutturati.
La denominazione custodisce un patrimonio ampio di vitigni. Tra le uve rosse figurano Barbera, Bonarda, Dolcetto, Nebbiolo e Freisa, impiegate sia in versioni varietali sia, soprattutto nel Pinerolese Rosso, in assemblaggi di tradizione locale. La Barbera apporta acidità e slancio fruttato; la Bonarda intensifica colore e trama tannica; il Dolcetto offre rotondità e un tipico richiamo mandorlato; il Nebbiolo conferisce profumo, tensione e capacità evolutiva; la Freisa aggiunge nerbo speziato. Un’espressione identitaria è il Pinerolese Ramìe, ottenuto da antiche varietà locali quali Avanà, Avarengo, Chatus e Becuet. Conservate nei contesti vallivi alpini, queste uve danno spesso rossi di colore delicato, fragranti e vibranti. Anche il vitigno storico Doux d’Henry appartiene al patrimonio viticolo dell’area.
La viticoltura è spesso legata a piccoli appezzamenti e a impianti adattati alle pendenze. La gestione accurata della chioma, il controllo della maturazione e la selezione della vendemmia sono decisivi per raccogliere uve sane dopo notti fresche. Per i rossi si va da macerazioni brevi, orientate alla fragranza del frutto, a fermentazioni e permanenze sulle bucce più lunghe, destinate a vini di maggiore struttura. L’affinamento può svolgersi in acciaio, in botti grandi o in contenitori di legno più piccoli, secondo vitigno e stile. La storia enologica pinerolese nasce dall’incontro fra agricoltura di montagna, antiche uve locali e relazioni culturali con l’arco alpino franco-piemontese.