L’Albana è uno dei vitigni bianchi più rappresentativi della Romagna, dove la sua presenza è documentata almeno dal Medioevo: già nel XIII secolo Pier de’ Crescenzi ne descriveva un vino potente, piacevole e adatto alla conservazione. L’origine più antica rimane avvolta da ipotesi e tradizioni, mentre il nome è generalmente ricondotto al latino albus, in riferimento al colore dell’uva. La foglia è di dimensioni medio-grandi, pentagonale, generalmente trilobata o pentalobata; il grappolo è lungo, cilindrico o conico, spesso alato, da mediamente compatto a spargolo. Gli acini, sferici o leggermente ellittici, hanno dimensione media, buccia pruinosa e consistente, di colore verde-giallo che evolve verso tonalità dorate a piena maturazione. Il suo areale d’elezione coincide con le colline romagnole comprese tra l’Imolese, il Faentino, il Forlivese e il Cesenate, in particolare sui terreni argillosi e calcarei della fascia dello Spungone. I vini ottenuti presentano colore giallo paglierino, spesso dorato con l’affinamento, profumi di fiori bianchi, frutta gialla, agrumi maturi, mandorla e miele. Al palato esprimono buona acidità, calore, corpo pieno e una caratteristica lieve trama tannica, con finale persistente. Le versioni più strutturate possiedono una notevole capacità evolutiva, mentre l’appassimento dà origine a passiti complessi, dolci e longevi, talvolta impreziositi dalla muffa nobile. Nel 1987 l’Albana è stato il primo vino bianco italiano a ottenere la DOCG.