Il Capolongo è un antico vitigno a bacca bianca del basso Lazio, legato in particolare alla Valle del Liri e al territorio frusinate. Le sue origini non sono documentate con precisione, ma la sua coltivazione è attestata almeno dal XIX secolo, quando veniva già ricordato tra le uve della provincia di Terra di Lavoro. Riscoperto e valorizzato negli ultimi decenni, è stato inserito nel Registro nazionale delle varietà di vite da vino tra la fine degli anni Duemila e l’inizio del decennio successivo.
La pianta presenta vigoria media e predilige le colline ben esposte, adattandosi a suoli calcarei e argillosi. La foglia è media, pentagonale e generalmente pentalobata, con pagina superiore verde e superficie inferiore leggermente lanuginosa. Il grappolo è di dimensione media, cilindrico, compatto e spesso provvisto di una o più ali; gli acini sono grandi, tondeggianti, dalla buccia giallo-dorata e pruinosa. Un tempo le viti venivano allevate maritate all’olmo o sostenute dal testucchio, pratica tradizionale ancora ricordata in alcune vecchie vigne.
Coltivato soprattutto tra Arce, Colle San Magno, Alatri e altri comuni del Frusinate, il Capolongo rientra nell’IGT Frusinate. Il vino ha colore giallo paglierino intenso o dorato, profumi fruttati con sfumature floreali, agrumate e speziate, acidità vivace e corpo robusto. La struttura ne favorisce l’evoluzione con l’affinamento, soprattutto nelle versioni ottenute in purezza e con macerazioni più articolate.