La Falanghina è un vitigno a bacca bianca profondamente legato alla Campania, soprattutto ai Campi Flegrei, al Vesuvio e al Sannio beneventano. La sua origine non è documentata con certezza, ma la presenza storica nel territorio napoletano è attestata da secoli: una prima citazione risale al 1804, mentre descrizioni più dettagliate compaiono nell’Ottocento. Anche l’etimologia del nome è tradizionalmente ricondotta alla “falanga”, il palo utilizzato per sostenere la vite, sebbene si tratti di un’interpretazione non definitiva. Vitigno vigoroso e produttivo, presenta foglia medio-grande, trilobata o pentalobata, con pagina inferiore cotonosa; il grappolo è generalmente cilindrico o cilindro-conico, talvolta alato, mentre l’acino è rotondo, con buccia spessa e pruinosa, di colore verde-giallo fino al giallo ambrato. È coltivata anche nel Casertano, lungo la Costa d’Amalfi, a Capri e in Irpinia, oltre che in alcune aree del Molise. I vini si distinguono per il colore giallo paglierino, spesso con riflessi verdognoli, e per profumi delicati di pera, mela, fiori di campo e agrumi, accompagnati da freschezza, sapidità e buon equilibrio. Le interpretazioni più ricche mostrano struttura e una positiva evoluzione aromatica, con note mature, mielate e minerali. Oltre ai vini fermi, la Falanghina offre risultati interessanti nella spumantizzazione, anche con metodo classico, e nelle versioni da vendemmia tardiva.