Il Pigato è uno dei vitigni simbolo della Liguria di Ponente, particolarmente legato alle colline dell’Albenganese, alla provincia di Imperia e alla Valle Arroscia. Le sue origini sono oggetto di diverse interpretazioni: la tradizione lo riconduce alla Tessaglia, mentre la sua lunga presenza ligure e le affinità con il Vermentino ne sottolineano il profondo adattamento al territorio. Il nome deriva probabilmente dal termine dialettale “pigau”, cioè macchiato, in riferimento alle caratteristiche punteggiature color ruggine che compaiono sugli acini durante la maturazione; una delle prime testimonianze scritte risale al Bollettino ampelografico del 1883.
Dal punto di vista ampelografico presenta foglia medio-grande, pentagonale, generalmente quinquelobata, con superficie mediamente bollosa e pagina inferiore tomentosa. Il grappolo è medio o medio-lungo, conico e alato, di compattezza variabile; l’acino è medio, sferoidale, con buccia giallo dorata e macchie color ruggine, polpa succosa e sapore neutro. Il vino è giallo paglierino, talvolta intenso, con profumi caratteristici e leggermente aromatici, richiami floreali, fruttati, erbacei e marini. Al palato è asciutto, pieno, fresco e sapido, con tipica chiusura lievemente amarognola e mandorlata. Le versioni più strutturate possono evolvere con eleganza, mentre il Pigato passito offre una curiosa interpretazione dolce, ampia e persistente.