Il Ruché è un vitigno piemontese a bacca nera, legato storicamente alle colline dell’Astigiano settentrionale. Le sue origini sono antiche: testimonianze ottocentesche lo collegano alla Moscatellina o Moscatellino, mentre la denominazione Ruché è riferita in particolare all’area di Portacomaro. Il vitigno fu valorizzato nel Novecento grazie all’opera di Don Giacomo Cauda e ha ottenuto prima la denominazione d’origine controllata e successivamente quella garantita per il Ruchè di Castagnole Monferrato.
La foglia adulta è medio-piccola, cuneiforme, trilobata o quinquelobata, con lembo piegato a coppa e pagina inferiore quasi glabra. Il grappolo è medio-grande o grande, cilindrico e allungato, generalmente alato e mediamente spargolo; l’acino, medio-piccolo, è sferoidale o brevemente ellissoidale, con buccia molto pruinosa, spessa e di colore blu-nero violetto. La sua coltivazione è concentrata nei comuni di Castagnole Monferrato, Grana, Montemagno, Portacomaro, Refrancore, Scurzolengo e Viarigi, nel cuore del Monferrato astigiano.
Il vino presenta un colore rosso rubino intenso, spesso ravvivato da riflessi violacei. Al naso esprime profumi distintivi di viola, rosa, piccoli frutti rossi, marasca e spezie, con una componente aromatica riconoscibile e raffinata. In bocca è asciutto, morbido, caldo e strutturato, sostenuto da buona persistenza. Le versioni più ambiziose sviluppano con l’affinamento maggiore complessità, equilibrio e profondità, confermando una positiva attitudine alla longevità.