Il Tamurro Nero, noto anche come Colatammurro o Tamurro di Colatamurro, è un antico vitigno a bacca nera della Basilicata, legato soprattutto all’area di Pietragalla e Ruoti, in provincia di Potenza. La tradizione ne colloca la presenza già nel Medioevo e tramanda l’ipotesi che sia stato introdotto dalla Francia in epoca feudale; il nome sarebbe collegato al soprannome “coll’ d’ tammurr”, riferito alla robusta costituzione di un antico coltivatore. La vite presenta foglie medio-grandi, pentagonali e generalmente pentalobate, con pagina superiore verde scura, rugosa e poco tomentosa, mentre quella inferiore è più chiara e lanuginosa. Il grappolo è di dimensioni medie, conico e piuttosto compatto; gli acini, sferoidali, hanno buccia blu-nera moderatamente pruinosa e polpa succosa. Un tempo diffuso in diversi comuni del Potentino, il vitigno trova oggi la sua espressione più caratteristica nei territori collinari lucani, dove contribuisce alla valorizzazione della biodiversità viticola locale. Il vino ottenuto si distingue per il colore rosso rubino intenso, spesso arricchito da riflessi granati, e per un profilo aromatico ampio, con frutti neri, ciliegia matura, sottobosco, spezie, liquirizia e sfumature balsamiche. In bocca è strutturato, vellutato e sostenuto da una trama tannica importante, qualità che favorisce l’evoluzione nel tempo. Interessante è il recupero del vitigno attraverso vinificazioni in purezza e lunghi affinamenti.