L’Uvalino è un raro vitigno autoctono piemontese a bacca nera, legato soprattutto all’Astesana meridionale e in particolare alle colline di Costigliole d’Asti, con presenze storiche anche nell’area di Canelli, Montaldo Scarampi, nell’Alessandrino e nel Tortonese. La sua coltivazione è documentata almeno dalla fine dell’Ottocento, mentre già agli inizi del XIX secolo era oggetto di attenzione da parte dei viticoltori locali. Dopo una lunga fase di marginalità, è stato recuperato e riconosciuto ufficialmente come varietà nel 2002.
A maturazione tardiva, generalmente nella prima decade di ottobre, presenta foglie adulte pentagonali, spesso trilobate, con superficie leggermente ondulata; i germogli giovani possono mostrare sfumature rossastre. Il grappolo è medio, cilindrico e mediamente spargolo, mentre l’acino è piccolo, tondeggiante o lievemente appiattito, con buccia spessa, molto pigmentata e di colore blu-nerastro. La notevole resistenza alle muffe, in particolare alla Botrite, rappresenta una delle sue peculiarità più interessanti.
Il vino ottenuto in purezza si distingue per il colore rosso rubino intenso, con marcate tonalità porpora e buona stabilità nel tempo. Al naso esprime frutta matura, spezie dolci, sfumature balsamiche e richiami floreali; al palato è asciutto, strutturato, tannico e sostenuto da una piacevole freschezza. La ricchezza polifenolica favorisce l’affinamento prolungato e una positiva evoluzione in bottiglia. Tradizionalmente impiegato anche per irrobustire altri vini, l’Uvalino era destinato talvolta all’appassimento e alla preparazione di bevande rurali estive.